La prassi amministrativa si può senza dubbio annoverare tra gli istituti che più d’altri si segnalano per la dissociazione tra la teorica e la realtà: uno iato significativo separa le qualificazioni giuridiche attribuitele da parte consistente della dottrina e le implicazioni che, viceversa, il suo impiego produce. Appartenendo a un sistema costruito intorno alla figura dell’atto, essa, in ragione delle sue fattezze eccentriche, è stata di solito confinata tra le vicende operative del diritto, dotate, in quanto tali, di una limitata consistenza giuridica. Nondimeno, la giurisprudenza si è mostrata tutt’altro che riottosa nel fare uso di istituti generati dal costante contegno tenuto all’interno delle PP.AA.
Con l’obiettivo di sottrarla alla dimensione eminentemente pratica, l’ipotesi di ricerca che nel libro s’intende dimostrare è che la prassi amministrativa sia da ritenere un elemento formante dell’ordinamento. Non semplice fatto d’esperienza dal valore meramente interno, bensì esito di attività – talora ermeneutica, talaltra di integrazione regolativa – che va a comporre, sub specie di auto-vincolo, l’ordito della predeterminazione normativa riguardante la P.A., incidendo altresì sulla situazione soggettiva dei destinatari del potere di quest’ultima.