Il libro analizza il ruolo centrale dell’interpretazione nel diritto del lavoro, mostrando come l’effettività delle norme dipenda inevitabilmente dall’attività interpretativa di giudici, studiosi e operatori giuridici. Attraverso riferimenti storici, teorici e costituzionali, l’opera evidenzia l’impossibilità di una legge “perfetta” autosufficiente e sottolinea la funzione dell’interpretazione come mediazione tra testo normativo, contesto sociale e bisogni concreti. Nel diritto del lavoro, segnato da pluralità di fonti e forme di regolazione extra-statuali, l’interpretazione emerge come attività consapevolmente “politica”, orientata ai principi di uguaglianza, inclusione e tutela dei diritti fondamentali, e come strumento indispensabile per comprendere e governare l’evoluzione dei rapporti di lavoro.